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Il ddl montagna, licenziato in Conferenza Unificata il 28.11.2026 e già approvato in Senato il 31 ottobre, disegna un quadro organico di misure per sostenere i comuni montani. L’obiettivo dichiarato è duplice: arrestare il fenomeno dello spopolamento e garantire l’accesso ai servizi fondamentali, attraverso agevolazioni fiscali, interventi di digitalizzazione e semplificazioni amministrative che interessano cittadini, imprese e pubblica amministrazione.
Al centro della proposta c’è il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, previsto dalla legge di bilancio per il 2026 e dotato di risorse pari a 200 milioni a partire dal 2026. Dal 2026 questo Fondo finanzierà misure sia a carico delle Regioni e degli enti locali sia interventi di competenza statale, lasciando inoltre margini alle amministrazioni regionali e comunali per introdurre ulteriori agevolazioni fiscali locali.
Quadro generale delle misure e criteri di applicazione
La legge definisce le aree montane che beneficeranno dei sostegni tramite un DPCM proposto dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, con il supporto dei dati forniti dall’ISTAT e previa intesa in Conferenza Unificata. Questo meccanismo di classificazione vuole essere uno strumento tecnico per stabilire i requisiti di accesso e per modulare le misure sul territorio, con particolare attenzione alle aree colpite dal sisma del 2016, dove il ddl potrebbe integrare gli interventi di ricostruzione e rilancio.
Il ruolo del Fondo e delle autonomie locali
Il Fondo, finanziato con 200 milioni, è destinato a sostenere tanto progetti locali quanto iniziative nazionali. Le Regioni e i Comuni potranno inoltre deliberare riduzioni o esenzioni di tributi di loro competenza. Questa configurazione punta a coniugare risorse centrali con flessibilità territoriale, incentivando la governance multilivello e la cooperazione interregionale per massimizzare l’efficacia degli interventi.
Incentivi per giovani, scuole e personale sanitario
Tra le misure rivolte alle persone, spiccano i benefici per gli under 41: è previsto un credito d’imposta per chi stipula un mutuo per acquistare o ristrutturare un’abitazione principale in un comune montano, riconosciuto per l’anno d’imposta della richiesta e per i quattro successivi; l’agevolazione non è cumulabile con altre detrazioni e non si applica agli immobili di categoria A/1, A/8 e A/9. Per le piccole imprese guidate da giovani e per società con soci under 41 è invece prevista una misura che rende la tassazione effettiva più favorevole, con un limite operativo e una dotazione annua di 20 milioni a decorrere dal 2026.
Occupazione in smart working e sussidi contributivi
Per incentivare il trasferimento stabile nei borghi montani è introdotta una riduzione dei contributi aziendali per chi assume a tempo indeterminato lavoratori under 41 che svolgano la prestazione in modalità smartworking in comuni con meno di 5.000 abitanti e che trasferiscano la residenza: 100% dei contributi fino a 8.000 euro annui per il biennio 2026/2027, 50% fino a 4.000 euro per 2028/2029 e 20% fino a 1.600 euro per il 2030. Restano esclusi dal beneficio i premi INAIL e invariata l’aliquota per il calcolo pensionistico.
Scuola, università, sanità e agricoltura: misure specifiche
Il testo prevede riconoscimenti per il personale scolastico che presta servizio nelle aree montane: punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali per chi raggiunge almeno 180 giorni di servizio e crediti d’imposta per affitto o acquisto dell’alloggio con limiti pari al minore tra il 60% della spesa e 2.500 euro. Per le università si apre la possibilità di accordi con il Ministero dell’Università e della Ricerca, finanziamenti per studentati, didattica a distanza e borse di studio legate a corsi erogati nei territori montani.
Incentivi per la sanità e agevolazioni per l’agricoltura
Ai medici e agli operatori sociosanitari vengono riconosciuti punteggi raddoppiati nelle valutazioni di carriera per i concorsi del Servizio sanitario nazionale e preferenze in plafond per incarichi dirigenziali se hanno svolto attività per almeno tre anni nelle aree montane; anche per loro sono previsti crediti d’imposta per affitto e acquisto con gli stessi limiti di 2.500 euro. Sul fronte agricolo, il ddl istituisce un credito d’imposta pari al 10% degli investimenti verdi sostenuti tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027, con un tetto di spesa di 4 milioni annui, cumulabile con altre agevolazioni e utilizzabile in compensazione dal periodo d’imposta successivo.
Territorio, terreni abbandonati e prospettive per le aree del cratere
Per rilanciare l’attività produttiva su terreni incolti, il provvedimento demanda al Ministro dell’Agricoltura l’istituzione del Registro nazionale dei terreni silenti all’interno del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), con criteri di registrazione definiti a livello regionale. Il ddl riconosce inoltre il valore delle esperienze di coordinamento interregionale, come il Laboratorio Appennino centrale, ritenute utili a superare la frammentazione amministrativa e a migliorare l’attuazione delle politiche nelle regioni del cratere del sisma 2016 (Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio), offrendo uno strumento integrato di rinascita economica e sociale.