La Sfortunata Storia della Mancata Candidatura di Torino alle Olimpiadi 2026

Scopri le ragioni per cui Torino ha rinunciato all'opportunità di ospitare le Olimpiadi 2026 e le controversie interne che hanno segnato questa decisione cruciale. Analizza gli eventi che hanno portato a questa situazione e le implicazioni per il futuro sportivo della città.

Nel marzo del 2018, Torino ha vissuto un momento cruciale che ha segnato la sua storia recente. Il Consiglio comunale ha discusso la possibilità di candidarsi per ospitare le Olimpiadi Invernali del 2026, un’opportunità potenzialmente in grado di rilanciare la città, già protagonista nel 2006. Tuttavia, la situazione si è rivelata più complessa del previsto, portando infine Torino a cedere il passo a Milano e Cortina.

Le origini della candidatura

La proposta di riportare Torino sul palcoscenico olimpico si fondava sulla presenza di impianti sportivi ereditati dall’edizione del 2006. Sebbene alcuni di essi necessitassero di lavori di ristrutturazione, la visione iniziale prevedeva un’Olimpiade economica e attenta all’ambiente. Tuttavia, il CONI, reduce dalla delusione della candidatura di Roma 2026, aveva già iniziato a esplorare alternative, temendo nuove sorprese da parte di amministrazioni locali incerte.

Il conflitto interno

Durante la seduta del 12 marzo 2018, il clima nella Sala Rossa era teso. La mozione proposta dal Partito Democratico, che chiedeva di candidare Torino, giaceva in attesa da mesi. La sindaca Chiara Appendino cercava di mediare tra le diverse anime del Movimento 5 Stelle, ma la sua maggioranza risultava già divisa. Da un lato, i sostenitori di un’apertura moderata; dall’altro, i più rigidamente contrari a qualsiasi compromesso.

L’epilogo della candidatura

La discussione si trasformò rapidamente in un caravanserraglio politico, con i consiglieri di opposizione intenti a far mancare il numero legale. Nonostante gli sforzi della sindaca Appendino, la mozione fu bocciata, segnando la conclusione delle aspirazioni olimpiche di Torino. Tuttavia, la sindaca non si arrese e, pochi giorni dopo, inviò al CONI una lettera di manifestazione d’interesse, cercando di dimostrare che il desiderio di ospitare i giochi era ancora vivo.

I tentativi di recupero

La situazione continuò a deteriorarsi. Nonostante i tentativi delle nuove amministrazioni, come quelle di Alberto Cirio e Stefano Lo Russo, di rimediare alla situazione, il presidente del CONI, Giovanni Malagò, chiuse la porta a qualsiasi modifica al masterplan già approvato per le Olimpiadi. In un’affermazione definitiva, dichiarò che le condizioni per un cambio erano ormai impossibili.

Le polemiche e le eredità

La scelta finale di Milano e Cortina come città ospitanti ha scatenato un’ondata di polemiche. Alcuni politici torinesi, come il deputato del Movimento 5 Stelle Antonino Iaria, hanno sostenuto che la città non avesse mai realmente rinunciato, ma che il progetto fosse stato scartato dal CONI a favore di opzioni più costose. Secondo Iaria, Torino aveva presentato un progetto sostenibile, volto a riutilizzare gli impianti esistenti ed evitare nuovi debiti per le amministrazioni locali.

Con il passare del tempo, la nostalgia per l’edizione del 2006 è tornata a farsi sentire, mentre la Fiamma Olimpica ha ripreso a sfilare per le strade torinesi, ricordando a tutti il potenziale della città. Tuttavia, le polemiche rimangono e continuano a sollevare interrogativi sulla trasparenza delle decisioni prese e sull’impatto che la mancata candidatura avrà sul futuro di Torino.

Scritto da Mariano Comotto

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