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Nel cuore delle Alpi Giulie, a una straordinaria altitudine di 2.050 metri,Sella Neveasi è trasformata in un vero e proprio palcoscenico per le acrobazie di quattro atleti di alto livello. Questo luogo, caratterizzato da unsnowparklungo 350 metri, è stato progettato su una cresta montuosa, dove il rischio si fa palpabile e le performance si mescolano all’adrenalina.
Un progetto audace nel mondo degli sport invernali
Il percorso che i quattro atleti hanno affrontato è molto più di una semplice sfida: si tratta di unano-fall zone, in cui ogni movimento deve essere eseguito con una precisione chirurgica. Qui, la possibilità di errore è ridotta al minimo, costringendo i rider a mantenere un controllo totale mentre si muovono tra ostacoli impressionanti.
I protagonisti della performance
Il gruppo, composto da atleti di fama internazionale, ha visto la partecipazione diIan Matteoli, il primo italiano a conquistare un posto sul podio in Coppa del Mondo di big air. Insieme a lui, il campione olimpico svizzeroFabian Bösch, il tedescoMax Hitzig, trionfatore nel Freeride World Tour 2026, e il versatileFelix Georgii, noto per le sue abilità nel wakeboard e nello snowboard. Questo team di eccellenza ha portato a Sella Nevea il massimo delle proprie capacità, spingendosi oltre i limiti conosciuti.
Le sfide del percorso
Il tracciato era composto da otto sezioni, ognuna delle quali richiedeva abilità uniche e una preparazione meticolosa. Tra i salti più impegnativi c’era ilBig Gap, un salto di venti metri tra due scogliere, e laGap Rail, una ringhiera di sette metri sospesa su un abisso profondo oltre cento metri. Ogni ostacolo era un test di coraggio e competenza.
Equilibrio e concentrazione
La sezione più critica del percorso era il trattoPump & Push, largo solo un metro, dove la concentrazione era fondamentale per evitare il precipizio. Qui, il tempismo e l’accuratezza erano essenziali: ogni salto doveva essere calcolato, senza spazio per l’improvvisazione. Ian Matteoli ha condiviso il suo approccio, affermando: “La chiave è mantenere uno sguardo fisso davanti a sé, evitando di farsi distrarre dal vuoto sottostante.” Questa mentalità è stata condivisa da Bösch, che dichiarava di vedere solo la pista e nulla intorno.
Un’esperienza indimenticabile
Nonostante il percorso non fosse una competizione ufficiale, la tensione e l’intensità delle performance erano comparabili a quelle di una gara di alto livello. Gli atleti hanno dovuto affrontare non solo la sfida fisica, ma anche quella psicologica, isolandosi dal contesto e concentrandosi esclusivamente sulla loro esecuzione. Ogni run completata rappresentava una vittoria personale, un traguardo raggiunto in condizioni estreme.