Il liutaio di montagna: come il legno diventa voce

Un ritratto tra bottega e palcoscenico che racconta come nascono strumenti destinati a parlare per secoli

Nel cuore delle valli dove gli abeti sono memoria e risorsa, si apre un laboratorio che unisce tradizione e sperimentazione: è la bottega di Nicola Segatta. Qui il mestiere del liutaio non è solo abilità manuale, ma un dialogo con il materiale e con la musica stessa. L’autore del libro mette in scena questa relazione tra uomo e legno, trasformando il racconto di formazione in una mappa di incontri — con le foreste, con le città di musica come Cremona e con le piazze dove gli strumenti prendono vita.

Il volume pubblicato da Terre di Mezzo (edizione 2026) è un invito a osservare la costruzione di un violoncello come un atto che sfida il tempo: un oggetto che può avere voce per secoli. Con i suoi 240 pagine, formato 15 x 21 cm e brossura con alette, il libro combina biografia, riflessione artistica e pratica di laboratorio, mostrando come la figura dell’artigiano si intrecci a quella del musicista, compositore e performer.

Il mestiere tra foresta e bottega

All’origine di ogni strumento c’è una scelta: quale pezzo di legno può tradurre vibrazione in suono? La scelta del legno di risonanza diventa decisione estetica e pratica, perché influisce su timbro, proiezione e durata dello strumento. Nel testo emerge la cura che sta dietro a ogni lamina, alla stagionatura e alla lavorazione, con tecniche antiche e adattamenti personali. Il racconto mostra come la bottega sia un laboratorio di pazienza, dove il tempo di asciugatura e quello della musica si misurano diversamente rispetto alla vita quotidiana.

Materie prime e rispetto del materiale

Il libro approfondisce il concetto di legno di risonanza spiegando perché certe essenze sono privilegiate: densità, annualità delle fibre e posizione dell’albero nel bosco influiscono sul risultato acustico. L’autore descrive il rapporto etico con la materia, una pratica che non consuma ma valorizza: il liutaio seleziona, cura e restituisce al mondo un oggetto che continuerà a comunicare. Il lettore scopre inoltre come la conoscenza del bosco sia tanto importante quanto la padronanza degli attrezzi nella cassetta del mestiere.

Musica, viaggio e contaminazioni

Oltre alla bottega, la vita di chi costruisce strumenti è segnata dai palcoscenici. Nicola Segatta alterna il lavoro manuale a tournée, composizioni e performance internazionali, portando con sé strumenti concepiti in montagna. Questa duplice identità — artista e artigiano — alimenta un processo creativo in cui il suono prova l’origine del legno e la città prova la memoria della foresta. Nei capitoli dedicati ai viaggi emergono città come Praga e regioni come il Trentino come tappe di una formazione non convenzionale, fatta di lingue, teatri e contaminazioni culturali.

Performance, colonne sonore e scrittura

Il testo mette in evidenza come la produzione musicale si intrecci con l’attività di costruzione: gli strumenti diventano partner creativi nelle composizioni e nelle colonne sonore, e al tempo stesso testimoni di un percorso umano. La scrittura narrativa si alterna a descrizioni tecniche, permettendo di comprendere sia la complessità della produzione strumentale sia la poetica che la sostiene. In questo scambio, il liutaio non è più solamente costruttore, ma anche interprete delle possibilità timbriche delle sue creazioni.

Artista e artigiano: un’utopia rinascimentale

Il libro propone l’immagine di un uomo giovane e antico insieme: qualcuno che aspira a essere molte cose con uguale forza, incarnando un’idea di utopia rinascimentale. Questa aspirazione si traduce nell’impegno a fare dell’arte uno stile di vita, dove la sperimentazione tecnica convive con la ricerca estetica. Attraverso aneddoti e riflessioni, il lettore percepisce la tensione verso una vita vissuta intensamente, dove la bottega è punto di partenza ma anche orizzonte, e ogni strumento costruito rappresenta una scommessa con il futuro e con ciò che verrà dopo di noi.

Scritto da Mariano Comotto

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