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Nel corso della giornata di domenica 12 aprile 2026, un’escursionista è stata soccorsa in montagna dopo essere stata colta da un malore a quota approssimativamente 1.290 metri, nei pressi della Casera Col Marsang, in Val di Zoldo. La donna, originaria di San Vendemiano, si trovava su un percorso escursionistico quando ha avuto un improvviso peggioramento delle condizioni di salute: la chiamata ai soccorsi ha attivato immediatamente le procedure di intervento per le emergenze in ambiente montano.
L’operazione si è svolta con modalità aeree e terrestri coordinate. Allertato il servizio sanitario, in volo è decollato l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore, che ha impiegato il verricello per calare sul posto il personale sanitario e tecnico. Dopo la valutazione iniziale la paziente è stata preparata per il trasferimento e raggiunta la base di partenza dell’elisoccorso, da dove è stata trasferita all’ospedale di Belluno per accertamenti e terapie.
L’intervento e la sequenza operativa
La chiamata ai soccorsi è giunta intorno all’ora di pranzo e ha indicato una persona ferma o in difficoltà nei pressi della casera. In meno tempo possibile l’equipaggio ha individuato la zona, ha calato il tecnico e il medico con il verricello e ha poi effettuato un atterraggio in prossimità dell’edificio per completare le manovre. Quelle fasi iniziali, fondamentali per stabilizzare il quadro clinico, vedono l’uso di procedure standardizzate che mettono insieme competenze di medicina d’urgenza e tecniche di elisoccorso.
Modalità di recupero e trasferimento
Dopo la valutazione sul posto il personale ha proceduto con l’immobilizzazione della paziente su barella e con le normative previste per il trasporto in quota. Il termine elitrasporto indica proprio l’insieme delle operazioni che consentono di imbarcare un paziente su un velivolo in sicurezza; in questo caso la 79enne è stata issata a bordo e portata al presidio ospedaliero. L’uso della barella e la collaborazione tra medico e tecnico di elisoccorso hanno permesso di ridurre il rischio di complicazioni durante il viaggio.
Un’altra emergenza nella stessa giornata
La stessa domenica ha visto un secondo intervento nella provincia, questa volta sul Monte Avena. Una giovane pilota di parapendio è rimasta bloccata su un albero a circa 30 metri d’altezza: la squadra del Soccorso Alpino di Feltre ha raggiunto la zona denominata Le Buse, ha individuato la donna e, con tecniche di soccorso verticale, l’ha riportata a terra. Anche in questo caso si è deciso per un trasporto precauzionale in ospedale a seguito del dolore riferito a una spalla.
Coordinamento tra enti e importanza della rapidità
Entrambi gli interventi sottolineano il ruolo cruciale del coordinamento fra elisoccorso e soccorso alpino, specialmente su terreni impervi. Il modello operativo prevede l’invio simultaneo di risorse aeree e operatori di terra quando necessario: la rapidità di risposta può fare la differenza nel contenimento dei danni e nella tutela della vita. L’addestramento e l’esperienza degli equipaggi consentono di lavorare in condizioni variabili, con l’impiego di tecniche come il calo con verricello e le procedure di imbarco su barella.
Consigli pratici per chi frequenta la montagna
Questi casi ricordano quanto sia importante prepararsi prima di affrontare un’escursione: conoscere il percorso, consultare le previsioni meteorologiche e comunicare il piano a persone di fiducia sono azioni essenziali. Portare con sé un kit di primo soccorso, dispositivi per la localizzazione e un telefono carico può semplificare le operazioni di emergenza. Evitare escursioni in solitaria quando non si è esperti e rispettare i limiti fisici personali sono buone pratiche che riducono l’esposizione al rischio.
In sintesi, l’intervento del 12 aprile 2026 in Val di Zoldo ribadisce l’efficacia delle procedure di soccorso in ambiente montano e invita alla prudenza durante le attività all’aperto. Il lavoro congiunto di Suem e Soccorso Alpino rimane la chiave per garantire un recupero tempestivo e sicuro delle persone coinvolte.