Denatalità e scuole di montagna: rischio chiusura per la primaria di Poscante

La demografia in calo costringe le comunità montane a ripensare gli istituti: il caso di Poscante è un campanello d’allarme

Il fenomeno della denatalità sta cambiando il volto dei borghi montani e comporta effetti concreti sulla vita quotidiana delle comunità. In molte frazioni il numero di bambini non è più sufficiente per mantenere una classe autonoma, con ripercussioni sul servizio educativo e sulla tenuta sociale dei territori. La scuola elementare diventa così un indicatore sensibile dello stato demografico: dove i nati sono pochi, anche le classi rischiano di scomparire, costringendo famiglie e amministrazioni a riorganizzazioni complesse.

La Val Brembana, con un tasso di natalità che si colloca nettamente sotto la media regionale — circa 4 nati ogni mille abitanti — rappresenta oggi una delle aree più esposte a questa dinamica. Tra i casi più critici emerge la frazione di Poscante, dove il numero di iscritti alla primaria è sceso a cifre tali da far pendere la bilancia verso una possibile chiusura del plesso. Le scelte delle famiglie, le offerte educative alternative e la distribuzione dei servizi influenzano direttamente questi equilibri.

La situazione della primaria di Poscante

Allo stato attuale la scuola elementare di Poscante conta undici alunni iscritti; tuttavia, la compagine scolastica subirà modifiche con l’uscita di quattro bambini da settembre. Secondo la dirigente dell’Istituto comprensivo di Zogno, Grazia Maria Nicosia, non sono arrivate ulteriori iscrizioni che possano compensare le uscite, e il dato provvisorio porta il numero complessivo a sette studenti. Questo cifra è inferiore alla soglia prevista dalla normativa per costituire una pluriclasse, fissata in otto alunni, e rende concreta la prospettiva di una riorganizzazione che potrebbe comportare il trasferimento dei bambini in altri plessi.

Criteri e implicazioni organizzative

La soglia minima è un elemento fondamentale per valutare la sostenibilità di un plesso: la normativa sulle pluriclassi stabilisce parametri che incidono direttamente su personale, orari e risorse. La definizione definitiva della situazione arriverà con la comunicazione degli organici da parte dell’amministrazione scolastica, ma il quadro provvisorio evidenzia come poche unità possano decidere il destino di un’intera struttura. Spostamenti di classi, modifiche ai servizi di mensa e al tempo scuola sono tra le prime conseguenze pratiche di una riduzione degli iscritti.

Trend demografico e ripercussioni sui plessi della valle

Il calo delle nascite non riguarda solo Poscante: l’intero comprensorio scolastico registra diminuzioni nelle iscrizioni. Per esempio, l’istituto di Val Brembilla, che comprende anche Sedrina e Ubiale, vede una perdita stimata di circa una decina di studenti, passando da 521 a 512 iscritti; analogamente l’istituto di San Giovanni Bianco, che copre Taleggio, Camerata Cornello e Vedeseta, potrebbe scendere da 350 a 315 alunni, con una perdita nell’ordine delle trenta-cinque unità. Questi numeri illustrano come la denatalità abbia effetto a catena su tutti i livelli del sistema scolastico locale, dalla scuola dell’infanzia alle superiori.

Scelte delle famiglie e servizi offerti

Una parte delle famiglie opta per l’iscrizione in plessi diversi dalla frazione di residenza, attratta da servizi come la mensa o il tempo pieno che non sempre sono disponibili in tutte le sedi. Questa mobilità interna può accentuare lo svuotamento di alcune classi, creando squilibri tra plessi vicini. La presenza o meno di servizi aggiuntivi diventa dunque un fattore competitivo che influisce sulle scelte educative dei genitori e sulla distribuzione degli alunni sul territorio.

Resilienza e possibili scenari

Non tutte le strutture cedono alla riduzione degli iscritti: l’asilo Arioli-Dolci di Piazza Brembana rappresenta un esempio di tenacia. Nato a inizio Novecento grazie a un lascito, questo nido continua a operare malgrado i numeri contenuti — i bambini che arrivano anche dai paesi limitrofi si contano sulle dita di due mani — e trova nella comunità locale e nelle istituzioni un supporto che ne garantisce la prosecuzione. Il parroco don Emiliano Poloni e il sindaco Valeriano Bianchi sottolineano la volontà di mantenere aperto il servizio «finché riusciremo», mettendo in evidenza il valore sociale oltre che educativo dell’asilo.

Per le scuole elementari a rischio esistono diversi scenari: chiusure o accorpamenti, riorganizzazione degli orari, incentivazione delle iscrizioni o soluzioni alternative come il potenziamento dei servizi per attrarre famiglie. Qualunque decisione richiede un bilanciamento tra efficienza amministrativa e tutela del diritto all’istruzione, considerando l’importanza della scuola come fulcro della vita sociale nei piccoli centri. Un dialogo tra famiglie, istituzioni e comunità risulta indispensabile per individuare soluzioni sostenibili nel tempo.

Scritto da Lucia Ferretti

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