Come RiVending ha evitato 149,87 tonnellate di CO₂ con l’economia circolare

Il progetto RiVending ha evitato 149,87 tonnellate di CO₂ attraverso il riuso dei bicchieri in plastica e pratiche di economia circolare

RiVending riduce le emissioni di CO₂

Il 16 febbraio 2026 è stato comunicato un risultato significativo per la sostenibilità aziendale. L’iniziativa RiVending ha evitato l’immissione in atmosfera di 149,87 tonnellate di CO₂. Il dato si riferisce alla gestione dei bicchieri in plastica impiegati nei distributori automatici.

I dati ci raccontano una storia interessante, osserva Giulia Romano, ex Google Ads specialist. La riduzione deriva dall’adozione diffusa di pratiche di economia circolare e da processi operativi dedicati al recupero e al riutilizzo dei materiali.

La cifra non è solo numerica: rappresenta una diminuzione concreta dell’impatto climatico legato alle attività quotidiane. Il modello adottato da RiVending è presentato come replicabile in contesti diversi e scalabile su più territori.

Che cos’è RiVending e perché conta

Il progetto RiVending promuove il recupero e il riutilizzo dei materiali nei punti di consumo, con foco sui bicchieri in plastica monouso. L’iniziativa sostituisce la logica lineare «usa e getta» con processi che mantengono il valore del materiale nel tempo. Le fasi principali sono raccolta, igienizzazione, ricondizionamento o avvio a riciclo certificato.

Per ricondizionamento si intende il ripristino del prodotto per un nuovo utilizzo senza ritorno a materia prima. Il modello prevede controlli di qualità, tracciabilità dei flussi e certificazioni ambientali per ogni lotto. Questi elementi riducono il rischio operativo e aumentano la trasparenza nella filiera.

I dati raccontano una storia interessante: la strategia produce vantaggi ambientali misurabili, tra cui la riduzione delle emissioni di CO₂, oltre a benefici economici per le aziende partecipanti. Sono in corso piani di monitoraggio e valutazione per estendere il modello a nuovi contesti e territori, con indicatori di performance definiti per ogni fase.

Principi operativi del progetto

Il progetto opera su tre assi principali: prevenzione dei rifiuti tramite riuso, tracciabilità dei materiali e collaborazione tra stakeholder. La raccolta avviene separatamente ai punti di consumo e il trattamento segue protocolli igienici certificati.

Si definiscono procedure per la valutazione delle destinazioni: reimmissione al circuito operativo quando le condizioni lo consentono o invio a filiere di riciclo ad alta qualità. Per riuso si intende il recupero del prodotto per usi ripetuti previa sanificazione; per tracciabilità si intende la registrazione digitale di ogni passaggio del materiale.

Ogni fase è oggetto di monitoraggio con indicatori di performance specifici e reportabilità dei risultati. Questo sistema garantisce che le riduzioni di CO₂ siano calcolate secondo metodologie verificabili e ripetibili, facilitando l’estensione del modello ad altri contesti.

Impatto quantitativo e benefici ambientali

Secondo il progetto, la riduzione stimata di 149,87 tonnellate di CO₂ deriva dall’analisi dei flussi di materiale e dai processi evitati grazie al riuso. In termini pratici, questa riduzione equivale a una minore richiesta di energia per la produzione di nuova plastica e per il trattamento dei rifiuti. La diminuzione delle operazioni di smaltimento riduce la pressione su discariche e impianti di incenerimento. Ciò comporta benefici indiretti per la qualità dell’aria e del suolo, oltre a una minore esposizione a emissioni locali nocive. La metodologia impiegata è concepita per essere verificabile e ripetibile, agevolando l’estensione del modello ad altri contesti territoriali.

Come si calcola il risparmio

I dati raccontano una storia interessante: il calcolo integra più variabili operative e metodologiche. Il modello considera la quantità di bicchieri raccolti, la percentuale effettiva di riuso o riciclo e l’energia evitata riducendo processi produttivi e di smaltimento.

La valutazione utilizza coefficienti di emissione standardizzati e metodologie riconosciute per la contabilizzazione delle emissioni. Il risultato finale, 149,87 tonnellate di CO₂, deriva dal confronto tra lo scenario osservato e uno ipotetico senza intervento di economia circolare.

Giulia Romano, con esperienza in Google nel marketing data-driven, sottolinea che la metodologia è concepita per essere verificabile e ripetibile. Ciò agevola l’estensione del modello ad altri contesti territoriali e il monitoraggio continuo delle performance ambientali.

Risvolti sociali e prospettive per il futuro

I dati raccontano una storia interessante: dopo l’implementazione dei sistemi di raccolta, i comportamenti dei consumatori mostrano cambiamenti misurabili. Le iniziative come RiVending incrementano la consapevolezza collettiva e favoriscono pratiche di responsabilità ambientale. Sul piano organizzativo, l’adesione a questi progetti migliora la performance ESG delle imprese e apre possibilità commerciali basate sulla sostenibilità.

La diffusione di un protocollo di riuso standardizzato e l’adozione di materiali maggiormente riciclabili possono amplificare l’impatto sociale ed economico del modello. Giulia Romano, ex Google Ads specialist, sottolinea l’importanza di KPI condivisi per il monitoraggio continuo delle performance ambientali e per l’ottimizzazione del customer journey nel settore del riuso. Il prossimo sviluppo atteso riguarda la standardizzazione dei dati e la scalabilità delle soluzioni sui diversi contesti territoriali.

Replicabilità e scaling

I dati raccontano una storia interessante: per estendere i risultati occorre agire su tre direttrici chiare. In primo luogo va ampliata la copertura territoriale delle sperimentazioni. In secondo luogo è necessaria la standardizzazione dei processi di raccolta e trattamento dei dati. In terzo luogo servono investimenti mirati nella comunicazione per aumentare la partecipazione degli utenti.

La diffusione su scala richiede inoltre la definizione di indicatori condivisi e di procedure operative standard per confrontare performance tra contesti diversi. L’adozione su larga scala di pratiche di economia circolare può trasformare iniziative locali in driver sistemici di riduzione delle emissioni. Il prossimo sviluppo atteso riguarda la messa a punto di KPI unificati e la replicabilità dei modelli organizzativi sui territori.

I dati raccontano una storia interessante: l’implementazione di interventi mirati nella gestione dei consumabili quotidiani genera risparmi ambientali quantificabili. Il risultato riportato il 16 febbraio 2026 conferma la validità di questo approccio e rinforza l’urgenza di integrare RiVending nelle politiche aziendali e pubbliche. L’obiettivo è promuovere una cultura del riuso che, oltre a contenere le emissioni di CO₂, favorisca la costruzione di economie locali più resilienti e sostenibili. Il prossimo passo operativo resta la definizione di KPI unificati e la replicabilità dei modelli organizzativi sui territori, passaggi necessari per scalare i benefici osservati.

Scritto da Giulia Romano

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