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La nascita della rete Siamo Green Communities ha segnato un punto di svolta nella gestione delle sfide ambientali e demografiche delle aree alpine e appenniniche. Presentata a Torino, la rete coordina decine di enti locali che hanno progettato strategie territoriali cofinanziate anche dal PNRR; l’obiettivo è valorizzare le risorse locali, dal patrimonio forestale all’acqua, per generare benefici a livello comunitario e urbano.
Più che un insieme di progetti, la rete vuole essere un laboratorio permanente: promuove scambi di esperienza fra Comuni, Comunità montane, Unioni montane e altri soggetti, stimolando collaborazioni con multiutilities, università, fondazioni e imprese locali. L’approccio sottolinea il valore dei beni pubblici che le montagne erogano, e la necessità di costruire modelli di sviluppo che non scarichino i costi ambientali esclusivamente sulle comunità montane.
Origini, struttura e missione della rete
La rete è nata dall’iniziativa di Uncem e trova radici nella normativa sulla green economy contenuta nella legge nazionale 221/2015. Il modello riprende e amplia le pratiche sperimentate con la Strategia Aree Interne, mettendo al centro l’idea di strategie comunitarie che permettono investimenti condivisi oltre i confini comunali. Il coordinamento punta a trasformare progetti pubblici in strumenti di sviluppo territoriale durevoli, favorendo la costruzione di impianti rinnovabili con partecipazione locale e la tutela dei servizi ecosistemici.
Attori coinvolti e rete di partenariato
Accanto agli enti locali, alla rete partecipano soggetti come Fondazione Symbola, Legambiente, Filiera Legno, PEFC Italia e Fondazione Montagne Italia, oltre a diversi enti parco. Queste collaborazioni servono a mettere a sistema competenze tecniche, finanziarie e di sensibilizzazione: università e fondazioni supportano la definizione delle strategie, mentre le imprese e le scuole sono chiamate a partecipare alla fase operativa per rendere le iniziative radicate nel tessuto sociale.
Finanziamenti, strumenti e prospettive post-PNRR
Il PNRR ha destinato complessivamente 135 milioni di euro alle Green Communities, permettendo il lancio di numerose aree-progetto in tutto il Paese. A integrazione, alcune Regioni hanno mobilitato risorse proprie: il Piemonte ha dedicato circa 23 milioni di euro per sostenere 23 green community regionali. Il passaggio successivo al periodo di attuazione PNRR richiede di pensare a strumenti che garantiscano sostenibilità finanziaria e gestione condivisa anche dopo la scadenza dei fondi nazionali.
Finanziamenti locali e modelli di governance
Il modello proposto invita le Regioni a impiegare risorse come il Fosmit e a favorire la replica delle strategie territoriali. Inoltre, la rete promuove nuove forme di governance per realizzare impianti di energie rinnovabili a gestione comunitaria e per riconoscere economicamente i servizi ambientali prodotti dai territori montani, come l’acqua e le foreste. L’intento è creare patti tra città e montagne che valorizzino le produzioni locali e riducano il prelievo incontrollato delle risorse.
Impatto sui territori: esempi e scenari concreti
Le Green Communities finanziate comprendono numerosi enti capofila distribuiti su base nazionale: tra questi si annoverano il Comune di Agnone, il Comune di Castagneto Carducci, il Comune di Pacentro, il Comune di Paterno Calabro, la Comunità Valsugana e Tesino e la Comunità Montana Valtellina di Sondrio, oltre a Unioni ed Enti Parco. In Piemonte sono partite iniziative come Margreen, Maira grana e Sesia green, esempi di progettualità che combinano energie rinnovabili, gestione idrica e promozione del legno locale.
Nel futuro immediato la rete mira a consolidare pratiche replicabili: creare oil free zones, promuovere l’uso delle risorse endogene per filiere locali, e garantire che il valore dell’acqua, delle foreste e del clima sia riconosciuto. Questo approccio vuole trasformare le montagne da semplici fornitrici di risorse in partner attivi di uno sviluppo più equo e sostenibile fra aree urbane e rurali.