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Nei mesi precedenti i Giochi di Milano Cortina, un’indagine commissionata da Greenpeace Italia all’Osservatorio di Pavia ha mappato la rappresentazione mediatica dell’evento. L’analisi ha esaminato i servizi in fascia prime-time dei principali telegiornali nazionali e i post pubblici su Facebook di giornalisti e testate. È emersa una scarsa attenzione al tema della crisi climatica e all’impatto ambientale dell’organizzazione sportiva. Questo squilibrio informativo solleva interrogativi sul ruolo del giornalismo nella copertura dei rischi sistemici e sul modo in cui vengono raccontate le grandi manifestazioni pubbliche.
Quanto hanno parlato i media dell’ambiente?
Il rapporto dell’Osservatorio fornisce dati netti: nel periodo esaminato solo il 3% dei servizi televisivi ha affrontato l’impatto ambientale. Appena lo 0,5% ha menzionato il termine clima in modo significativo.
Sui social la copertura risulta analoga: il 4% dei post ha trattato questioni ambientali e lo 0,1% ha posto al centro la crisi climatica. La narrazione predominante è pragmatica e organizzativa, con attenzione a cantieri, logistica e sicurezza.
Questa marginalizzazione dei rischi a lungo termine riduce la capacità del pubblico di valutare le conseguenze dell’evento sul territorio. Per gli autori dello studio, la scarsità di approfondimenti impedisce di mettere in relazione le scelte organizzative con i possibili impatti climatici.
Lo studio sollecita una maggiore integrazione delle valutazioni sui rischi climatici nelle coperture future, affinché la qualità dell’informazione consenta valutazioni più complete e tempestive.
Quali temi ambientali sono emersi
Nel periodo esaminato i media hanno affrontato l’ambiente soprattutto come fenomeno locale e circoscritto. Le segnalazioni più ricorrenti riguardano neve artificiale, consumo di suolo, cementificazione e rischio idrogeologico. Questa focalizzazione non è stata accompagnata da un inquadramento sistemico del problema.
In pochi casi le singole segnalazioni sono state collegate al cambiamento climatico, riducendo la possibilità di valutazioni su cause e impatti a lungo termine. Alcuni servizi e post hanno adottato un tono di denuncia su deforestazione e gestione delle risorse idriche. Tuttavia tali interventi sono rimasti minoritari rispetto all’insieme della copertura.
La continuità con le osservazioni precedenti suggerisce la necessità di integrare le segnalazioni locali in quadri interpretativi più ampi. Il monitoraggio dell’Osservatorio consente di rilevare questa lacuna e orientare la qualità dell’informazione verso valutazioni del rischio climatico più complete e tempestive.
L’assenza del tema sponsor e il conflitto d’interessi
La continuità dell’analisi richiede attenzione alla mancata discussione sul ruolo dei partner industriali dei Giochi. I media non hanno approfondito la presenza di grandi compagnie del petrolio e del gas tra gli sponsor. Tale omissione riguarda in particolare società come Eni e il possibile conflitto di interessi rispetto agli obiettivi dichiarati di sostenibilità.
La mancata verifica delle sponsorizzazioni impedisce una valutazione completa delle emissioni indirette generate dall’evento. Le emissioni di portata indiretta possono essere contabilizzate come greenwashing se non sono accompagnate da misure verificabili di riduzione. Inoltre, l’assenza di dati pubblici sulle emissioni Scope 3 complica ogni analisi comparativa e di rischio climatico.
Per garantire trasparenza informativa occorre integrare la copertura con dati sulle relazioni finanziarie e sugli impegni ambientali verificabili degli sponsor. Questo approccio consente di orientare la qualità dell’informazione verso valutazioni del rischio climatico più complete e tempestive, utili ai decisori e al dibattito pubblico.
Perché gli sponsor contano
Il ruolo dei partner finanziari influisce sulle decisioni pubbliche e sulle scelte infrastrutturali legate ai Giochi. Senza un collegamento esplicito tra sponsorizzazioni e regolazione, la comunicazione istituzionale tende a enfatizzare il progresso tecnologico e il lascito infrastrutturale, sottovalutando i costi ambientali. Il rapporto indicato evidenzia che non mettere in relazione sponsor e responsabilità climatica alimenta una narrazione celebrativa che impedisce valutazioni oggettive della sostenibilità. Per questa ragione i media e i decisori devono integrare l’analisi finanziaria nelle valutazioni di rischio climatico, così da rendere disponibili elementi utili per politiche più trasparenti e misurate.
Conseguenze e proposte
La sottovalutazione del tema climatico nei media produce effetti concreti: indebolisce la pressione pubblica su organizzatori e sponsor e limita il dibattito su soluzioni alternative. Greenpeace Italia ha avviato una campagna per chiedere al Comitato Olimpico Internazionale di interrompere le partnership con le compagnie del petrolio e del gas. L’organizzazione propone che la tutela del clima diventi criterio vincolante per le sponsorizzazioni future. La richiesta si fonda sull’evidenza scientifica secondo cui il riscaldamento globale compromette la fattibilità degli eventi invernali nel lungo periodo, incidendo su disponibilità di neve, condizioni degli impianti e costi logistici.
La perdita di spazio per la neve compromette la fattibilità degli eventi invernali nel lungo periodo, incidendo su disponibilità di neve, condizioni degli impianti e costi logistici. Per modificare la narrazione occorre rafforzare l’inchiesta giornalistica e favorire il dialogo continuativo con esperti di climatologia, così da collegare le decisioni operative dello sport alla crisi climatica sistemica.
Le redazioni devono analizzare con rigore le scelte politiche e finanziarie dietro le manifestazioni di massa. Ciò implica accesso a dati operativi, audit indipendenti e confronto con studi di impatto ambientale. Alessandro Bianchi, ex Google Product Manager e fondatore di startup, osserva che i dati di crescita raccontano una storia diversa rispetto alle narrative di sostenibilità e che chiunque abbia lanciato un prodotto sa che il dato oggettivo definisce la sostenibilità reale.
Solo un’informazione approfondita consentirà al pubblico di valutare se le promesse di sostenibilità sono coerenti con i fatti. L’adozione di standard di rendicontazione vincolanti e il monitoraggio pubblico rappresentano lo sviluppo atteso per rendere trasparenti i costi ambientali e gestionali degli eventi.