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A Milano Cortina Chiara Mazzel ha messo a segno un risultato straordinario: tre podi in altrettante gare di sci alpino. Dopo l’argento nella discesa libera e l’oro conquistato nel SuperG nella categoria visually impaired, la trentina di Vigo di Fassa ha aggiunto un altro argento nella combinata alpina, somma dei tempi di SuperG e slalom.
Questa impresa arriva in un contesto personale complesso: Chiara è diventata quasi cieca dopo un glaucoma fulminante diagnosticato tardivamente all’età di 17 anni. La sua esperienza è un esempio di trasformazione, dove lo sport è stato lo strumento di rinascita e la guida tecnica e tecnologica ha reso possibile tornare a gareggiare ad alti livelli.
Le gare e i risultati ai Giochi
Nel corso dei Giochi Paralimpici la Mazzel ha dimostrato costanza e adattabilità: la medaglia d’argento nella discesa libera è stata seguita dall’oro nel SuperG, mentre nella combinata alpina ha saputo rimontare grazie a una seconda manche di slalom molto efficace. Ha definito il podio della combinata alpina un risultato non scontato, frutto di una prova tecnica migliorata nella parte finale della gara.
Il valore della versatilità
La capacità di competere su prove veloci e tecniche è uno degli elementi che contraddistingue la sua stagione: nonostante si consideri meno forte nello slalom, Chiara ha saputo usare l’esperienza e la sinergia con la guida per ottenere un tempo complessivo che l’ha portata sul secondo gradino del podio. Il risultato conferma la sua posizione tra le protagoniste dello sci alpino paralimpico.
Il cammino personale: dalla diagnosi alla rinascita sportiva
All’età di 17 anni la progressiva perdita visiva l’ha costretta a chiudersi in sé, in un periodo segnato da isolamento e difficoltà. Lo sport, e in particolare lo sci, hanno rappresentato il filo che l’ha ricondotta alla vita sociale e competitiva. Dopo aver visto le imprese di Giacomo Bertagnolli e della sua guida Fabrizio Casal a Pyeongchang 2018, Chiara ha trovato l’ispirazione per riprogettare la sua carriera sportiva e accettare la disabilità come parte della sua identità di atleta.
Dalla partecipazione internazionale alla sofferenza fisica
La sua esperienza internazionale include la partecipazione a Pechino 2026, con un settimo posto nello slalom speciale, e un eccellente 2026 ai mondiali di Espot con tre medaglie d’oro. Tuttavia la carriera non è stata lineare: una grave lesione al ginocchio sinistro, con rottura del crociato e danni ai menischi, sembrava aver interrotto la sua stagione e minacciato il futuro agonistico. Nonostante ciò, la determinazione l’ha riportata in pista a livelli eccellenti.
Supporto tecnico e ruolo delle guide
La presenza della guida è fondamentale nelle gare per atleti ipovedenti: Chiara gareggia con due figure di riferimento, una per le prove veloci e un’altra per le prove tecniche. Nei tracciati rapidi la guida utilizzata è Nicola Cotti Cottini, mentre nelle manche tecniche la guida è Fabrizio Casal. Attraverso un sistema di comunicazione a microfono la guida fornisce indicazioni e suggerimenti in tempo reale, permettendo di mantenere ritmo e traiettoria.
La tecnologia che ascolta la pista
Un elemento curioso e determinante è l’uso di una cassa bluetooth che la guida porta dietro la schiena, dal peso di circa 10 chili: tramite segnali sonori e musica l’atleta ipovedente o cieco percepisce l’andamento della sciata e la relazione con il terreno. Questo dispositivo, insieme al dialogo continuo con la guida, crea un ambiente sensoriale alternativo in cui la velocità e la tecnica possono essere controllate e ottimizzate.
Riconoscimenti e significato simbolico
Oltre ai risultati sportivi, Chiara ha ricevuto riconoscimenti istituzionali: è stata portabandiera alla cerimonia d’apertura a Verona insieme a René De Silvestro, un ruolo che ha descritto come la massima ricompensa per gli sforzi fatti. Portare il tricolore è stato per lei un momento di grande orgoglio personale e collettivo, testimonianza del valore civile e atletico della sua storia.
La vicenda di Chiara Mazzel è un esempio di resilienza: dall’angoscia di una diagnosi di glaucoma alla conquista di tre medaglie ai Giochi Paralimpici, il suo percorso mostra come determinazione, supporto tecnico e innovazioni pratiche possano trasformare una limitazione in una nuova dimensione di eccellenza sportiva.