Chi sono gli atleti più pagati e seguiti a Milano‑Cortina

Analisi dei redditi e dell'impatto mediatico degli atleti più seguiti a Milano‑Cortina: da Eileen Gu a Federica Brignone, intreccio tra medaglie, sponsor e social

Durante i Giochi di Milano‑Cortina sono emersi atleti provenienti da oltre 90 Paesi e circa 2.900 partecipanti, con prestazioni sportive trasformate in opportunità economiche e mediatiche. Le ricadute includono premi ufficiali, salari di club professionistici e contratti pubblicitari, rendendo il valore di una vittoria spesso superiore al compenso diretto derivante dalla competizione.

Secondo Elena Marchetti, ex chef e food writer, dietro ogni piatto c’è una storia e, analogamente, dietro ogni medaglia si intrecciano filiere di sponsorizzazione, diritti televisivi e politiche federali. Questo articolo analizza la composizione del reddito degli atleti alle Olimpiadi invernali, con esempi concreti che spaziano dallo sponsor marketing ai premi federali, fino agli ingaggi nelle leghe professionistiche.

Il meccanismo dei premi olimpici e il ruolo delle federazioni

Il Comitato Olimpico Internazionale non eroga bonus in denaro ai medagliati. Le ricompense economiche spettano alle singole federazioni o ai comitati nazionali, che ne determinano entità e criteri. In Italia il CONI ha previsto una delle strutture premi più generose d’Europa: per un oro sono riconosciuti 180.000 euro lordi, per un argento 90.000 euro e per un bronzo 60.000 euro. Questo schema evidenzia come il valore economico diretto della medaglia dipenda dalle politiche sportive nazionali e dalla disponibilità di risorse.

Come cambiano i numeri tra paesi

I modelli di retribuzione variano sensibilmente. In alcune nazioni i premi sono pari a migliaia di euro; in altre consistono in benefit non monetari o in riconoscimenti simbolici. La differenza rispecchia priorità diverse: alcuni Stati puntano a sostegno diretto degli atleti, altri favoriscono investimenti nella preparazione tecnica e nelle infrastrutture.

Il sistema dei premi incide anche sulle scelte di carriera degli atleti. I compensi federali si sommano a sponsor, ingaggi professionistici e incentivi locali, creando percorsi di reddito differenziati. Secondo osservatori sportivi, la presenza di premi consistenti può accelerare la professionalizzazione e aumentare la competizione interna alle squadre nazionali.

Elena Marchetti, ex chef e ora osservatrice delle dinamiche di filiera sportiva, richiama l’aspetto emotivo della vittoria: «Il palato non mente mai, il gusto del trionfo ha una sua materialità», dice, sottolineando che il riconoscimento economico è solo una componente del prestigio. Dietro ogni medaglia c’è una storia di preparazione, sostenibilità della carriera e scelte istituzionali.

La misura effettiva dei premi rimane una leva politica e finanziaria. Le decisioni dei comitati nazionali e delle federazioni continueranno a influenzare le opportunità economiche degli atleti e la competitività internazionale delle squadre.

Il sistema di ricompense ai medagliati varia notevolmente tra i paesi e incide sull’immagine nazionale e sulle strategie di investimento nello sport. Alcune nazioni privilegiano assegni diretti elevati, mentre altre mantengono limitati i contributi pubblici per favorire sponsorizzazioni private. Negli Stati Uniti il premio federale per la medaglia d’oro non supera i 37.000 dollari; la restante parte dei guadagni dipende da contratti commerciali e partnership personali.

Per un numero crescente di atleti i maggiori introiti non derivano dalle competizioni ma dagli accordi con sponsor e dai contratti con club professionistici. Tale dinamica è evidente in discipline come l’hockey nordamericano, dove la NHL garantisce remunerazioni plurimilionarie a molte star. Anche atlete e atleti del circuito individuale monetizzano attraverso sponsor tecnici e partnership con brand di lifestyle.

Esempi emblematici di redditi extra-agonistici

Tra le fonti principali figurano sponsorizzazioni dirette, accordi di immagine sui social e contratti televisivi. Il valore commerciale di un atleta dipende dalla visibilità, dai risultati e dalla capacità di costruire un personal brand coerente con sponsor e tifoseria. Questa combinazione finanziaria amplifica il divario tra atleti sostenuti da federazioni e quelli che vivono principalmente di contratti privati, influenzando competitività e percorsi professionali.

Proseguendo l’analisi sulla differenza tra atleti sostenuti da federazioni e quelli che vivono di contratti privati, il testo esamina i casi internazionali che illustrano modelli economici diversi.

Negli sport invernali la combinazione di risultati agonistici e sponsorizzazioni determina redditi molto variabili. Eileen Gu, sciatrice freestyle che rappresenta la Cina, è stimata da Forbes intorno a 23 milioni di dollari di guadagno annuo, principalmente derivanti da accordi pubblicitari con marchi come Anta e da una vasta presenza sui social. Questi introiti evidenziano come la visibilità commerciale possa superare i ricavi diretti dalle gare.

Anche nello sport nordamericano i compensi combinano stipendio e sponsorizzazioni. Il centravanti di hockey Auston Matthews percepisce uno stipendio di rilievo in NHL e mantiene accordi commerciali con brand quali Nike e Prime, che integrano significativamente il reddito complessivo. Questa struttura remunerativa accentua la distinzione tra atleti sotto contratto federale e professionisti dei circuiti maggiori.

Nel panorama dello sci alpino statunitense emergono due nomi ricorrenti: Lindsey Vonn e Mikaela Shiffrin. Vonn, nel corso della carriera, ha sottoscritto partnership con marchi come Rolex e Land Rover, mentre Shiffrin ottiene introiti sostanziali sia dai risultati in pista sia da sponsor e dai prize money stagionali, che possono avvicinarsi a cifre dell’ordine di mezzo milione di dollari. Tale differenziazione economica influisce sulle scelte di calendario e sulle strategie di marketing degli atleti.

La combinazione di remunerazioni pubbliche, premi gara e sponsorizzazioni private determina quindi percorsi professionali divergenti e incide sulla competitività a livello internazionale. Il confronto tra questi modelli rimane centrale per comprendere come la dipendenza dagli sponsor plasmi le carriere sportive contemporanee.

Atlete e atleti che trasformano le medaglie in valore commerciale

Il passaggio dall’evento sportivo al mercato commerciale costituisce un elemento centrale nella carriera di molti campioni. In questo caso, Jutta Leerdam rappresenta un esempio internazionale: oltre alle remunerazioni legate alle gare, la sua esposizione mediatica ha generato contratti e partnership di valore rilevante. Un gesto post‑gara è stato interpretato come leva di branding, dimostrando come l’attenzione pubblica possa tradursi in opportunità economiche.

La dinamica conferma il confronto tra atleti sostenuti dalle federazioni e quelli che cercano introiti privati. I comportamenti in gara e la gestione dell’immagine sui social media incidono direttamente sulla trattativa commerciale. Ciò determina una crescente professionalizzazione delle attività di comunicazione e delle strategie di mercato attorno agli atleti.

Secondo gli osservatori del settore, la capacità di convertire visibilità in valore dipende da vari fattori: performance sportive, immagine pubblica e posizionamento del marchio. Tale conversione contribuisce a ridefinire gli equilibri economici nello sport moderno e spesso orienta le scelte di carriera degli atleti.

Ilia Malinin si è imposto nel pattinaggio artistico per l’eccezionale serie di salti quadrupli e per la capacità di attrarre investimenti pubblicitari. Forbes ha indicato ricavi pubblicitari significativi per l’atleta, che traducono la performance tecnica in valore commerciale. In Italia, le vittorie di Federica Brignone e le prestazioni costanti di Sofia Goggia hanno aumentato l’appeal commerciale delle atlete. Tale interesse si manifesta in accordi su prodotti, royalties per materiali sportivi e progetti multimediali come documentari.

Il potere dei social e l’effetto virale

La diffusione sui social amplifica l’eco delle prestazioni sportive. Nel curling, il successo di Amos Mosaner e Stefania Constantini ha generato imitazioni e contenuti virali, con un aumento significativo dei follower. L’effetto virale trasforma visibilità in opportunità commerciali, includendo sponsorizzazioni e collaborazioni media. Gli analisti del settore rilevano che questo meccanismo può orientare scelte di carriera e investimenti dei team sportivi.

L’evento olimpico agisce come acceleratore di carriera che combina premi ufficiali, contratti di sponsorizzazione e, in molti casi, stipendi professionistici. Le ricadute economiche dipendono tanto dalle prestazioni sportive quanto dalla capacità degli atleti di gestire l’immagine pubblica.

Analisti di settore osservano che questo meccanismo orienta scelte di carriera e decisioni di investimento dei team sportivi, influenzando mercati pubblicitari e strategie di posizionamento dei brand.

Per gli stakeholder, la variabile centrale rimane la performance sul campo abbinata a una gestione professionale della comunicazione, elemento che determinerà il valore economico degli atleti e dei club nei prossimi anni.

Scritto da Elena Marchetti

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