Casa Italia a Milano Cortina 2026: musa, arte e ospitalità aperta al pubblico

Casa Italia Musa ha trasformato l'accoglienza olimpica in un racconto culturale aperto al pubblico, con mostre, oggetti storici e una cucina identitaria

Casa Italia apre l’hospitality a cittadini e visitatori

Casa Italia, progetto del CONI, ha trasformato l’hospitality olimpica di Milano Cortina 2026 in uno spazio accessibile a cittadini e visitatori. L’iniziativa propone un percorso espositivo che intreccia arte, design e sport con l’accoglienza. Il tema guida, Musa, racconta il ruolo ispiratore dell’Italia nel panorama culturale e mette in dialogo il patrimonio nazionale con i valori del Movimento Olimpico.

Distribuita in tre sedi — Triennale Milano, il Centro di Preparazione Olimpica Aquagranda a Livigno e Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo — Casa Italia ha accolto 120.000 persone durante i XXV Giochi Olimpici Invernali. Il dato, indicato nel bilancio conclusivo, riguarda visitatori, residenti e operatori presenti nelle strutture dell’hospitality. L’evento ha combinato mostra, ospitalità e cucina per offrire un’esperienza condivisa e partecipata. L’esito conferma il ruolo dell’iniziativa nel connettere patrimonio culturale e valori sportivi attraverso un modello di ospitalità diffusa e integrata.

Il concept Musa: struttura e significato

Il concept Musa struttura il percorso espositivo in nove sezioni tematiche. Ogni sezione è dedicata a una Musa che rappresenta un ambito delle arti e della cultura: linguaggio, architettura, arti figurative, paesaggio, gusto, musica, arte drammatica, innovazione e sport.

Ciascun nodo è progettato per mettere in relazione l’eredità culturale italiana con gli ideali olimpici di inclusione, eccellenza e rispetto. La modularità delle sezioni favorisce connessioni trasversali tra linguaggi artistici e pratiche sportive, proseguendo il filo narrativo avviato negli spazi di Casa Italia. La disposizione degli oggetti e dei materiali privilegia relazioni simboliche e operative, sollecitando confronti storici e prospettive contemporanee.

Oggetti e memorie olimpiche

La disposizione prosegue privilegiando relazioni simboliche e operative, sollecitando confronti storici e prospettive contemporanee.

L’allestimento include novanta oggetti iconici provenienti dall’Olympic Museum di Losanna. Sessanta di questi figurano nel rendiconto finale dell’istituzione.

Accanto ai reperti olimpici sono esposti oltre 504 pezzi di design e 123 opere d’arte. L’accostamento intende mostrare lo sport non solo come performance, ma come pratica culturale e simbolica.

La scelta curatoriale richiama la visione di Pierre de Coubertin, che storicamente ha associato sport e arte. Il percorso prosegue nelle sezioni successive con confronti tematici e oggetti che ampliano la lettura culturale dello sport.

Spazi, numeri e impatto scenico

Il percorso prosegue nelle sezioni successive con confronti tematici e oggetti che ampliano la lettura culturale dello sport, mantenendo continuità con le installazioni già presentate. Casa Italia si è sviluppata su circa 6.000 metri quadrati di superficie espositiva, caratterizzata da soluzioni luminose e tecnologiche. L’allestimento comprende oltre 700 corpi illuminanti e 310 metri quadrati di led, misure che sottolineano la scelta di privilegiare un ambiente immersivo. La disposizione mira a coniugare la gestione di grandi flussi di pubblico con momenti di contemplazione e informazione.

Pubblico e fruizione

Il pubblico che ha visitato le tre sedi — Milano, Livigno e Cortina d’Ampezzo — è risultato trasversale per età e provenienza, confermando l’efficacia del format. L’apertura al pubblico ha trasformato la tradizionale hospitality house in una piattaforma culturale capace di dialogare con il tessuto civile e internazionale presente per i Giochi. Gli allestitori hanno calibrato percorsi e postazioni informative per favorire accessibilità e fruizione educativa.

Alessandro Bianchi, con l’esperienza di product manager e founder nel settore tech, osserva che la centralità dell’esperienza utente nelle scelte espositive ha influito sulla capacità di attrazione degli spazi. I numeri e l’organizzazione suggeriscono che le sedi possano continuare a svolgere un ruolo operativo e culturale per il resto dell’evento, offrendo programmi collaterali e punti di informazione per i visitatori.

Cibo, ospitalità e narrazione identitaria

Continuando a svolgere un ruolo operativo e culturale per il resto dell’evento, l’offerta ristorativa ha assunto una funzione narrativa. La presenza di chef come Davide Oldani, Tommaso Arrigoni, Graziano Prest e Fabio Pompanin, insieme alla squadra di chef valtellinesi a Livigno, ha valorizzato il gusto come linguaggio identitario.

La ricchezza gastronomica italiana ha svolto un ruolo centrale nella costruzione di significati collettivi. Questa componente ha trasformato i momenti conviviali in spazi di racconto, integrando l’ospitalità con i programmi collaterali e i punti di informazione destinati ai visitatori.

Accoglienza come pratica culturale

Accoglienza come pratica culturale è stata declinata attraverso percorsi espositivi, proposte gastronomiche e iniziative sportive che hanno collegato la fruizione alla memoria collettiva. L’assetto degli spazi ha trasformato i momenti conviviali in punti di racconto, integrando ospitalità e programmi collaterali destinati ai visitatori.

La riapertura degli spazi al pubblico ha ricalibrato la funzione istituzionale della presenza italiana negli eventi internazionali. Il modello adottato ha enfatizzato la narrazione identitaria, favorendo l’accesso alle informazioni e la partecipazione attiva del pubblico, con ricadute su immagine e diplomazia culturale.

Bilancio e prospettive future

Al termine dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, la chiusura di Casa Italia è stata valutata come successo organizzativo e culturale. I numeri citati dagli organizzatori indicano 120.000 visitatori e la partecipazione di 86 artisti, oltre a una selezione di opere di arte e design esposte. L’evento ha ampliato la fruizione, favorendo la partecipazione collettiva e producendo ricadute sull’immagine internazionale dell’Italia.

Casa Italia Musa ha funzionato come un progetto espositivo volto a connettere patrimonio e contemporaneità, privilegiando identità e accoglienza come assi narrativi. Alessandro Bianchi, ex Google product manager e founder, interpreta i risultati come segnale della possibilità di replicare il modello per future edizioni, con potenziali effetti positivi sulla diplomazia culturale e sulla visibilità del sistema creativo italiano.

Scritto da Alessandro Bianchi

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